Il miracoloso potere del riordino, nipponico e non

Da qualche mese una famosa società americana di contenuti streaming on demand offre tra le sue proposte un reality dall’argomento interessante per noi professional organizer e, a quanto pare, per molti altri a ogni latitudine.

In ogni puntata di Facciamo ordine con Marie Kondo la graziosa giapponesina visita una casa americana e aiuta i suoi abitanti a rimettere in ordine vestiti e oggetti. Il miracolo finale è rappresentato non solo da spazi ordinati e puliti, ma anche da un rinnovato amore e ritrovato equilibrio tra i membri della famiglia.

Nelle ultime settimane si conta un gran numero di articoli scritti a commento della serie: chi ne tesse le lodi, chi critica aspramente il metodo e chi rimane dubbioso e perplesso.

IOdonna consiglia la lettura del libro e l’applicazione del metodo “non solo per casalinghe disperate, ma anche per manager e professionisti perché serve a liberare la mente”. E fa un’interessante sintesi del metodo Konmari in 10 punti.

Un articolo su Lettera Donna ne critica i contenuti dal punto di vista del femminismo e della parità di genere. Le protagoniste, dice, si affliggono per non riuscire a essere mogli, madri e casalinghe perfette e per questo motivo chiamano Kondo. “Come in una fiaba, a fine episodio le si vede abbracciate al partner che ha appena scoperto dove siano i detersivi e la lavatrice”. E conclude: “vedere donne che si sentono in colpa per non riuscire a liberarsi di un sovraccarico di lavoro che è stato loro imposto e i mariti che fanno spallucce è la vera cosa da rimettere a posto”. Opinione condivisa anche in Francia.

Il Lercio, con un approccio tutto suo al fenomeno Kondo, annuncia: “Non trova più la maglia preferita, Marie Kondo sfascia la sua camera”: non riuscendo più a trovare una sua maglia, la dolce ragazza nipponica, in preda ad un attacco di rabbia, avrebbe sfasciato la camera da letto. Si indugia anche su alcuni interessanti dettagli del metodo: “La maglia ha resistito a ben tredici grandi pulizie, i momenti in cui la luminare dell’economia domestica si libera di ciò che non le procura più gioia – l’ultima volta la Kondo ha buttato due gatti (su tre), una figlia (su due) e il marito (su uno) – diventando la regina indiscussa del guardaroba”.

Linkiesta ci va giù pesante: titola il suo pezzo Marie Kondo è una dolce truffatrice: e riordinare la casa come lei è follia pura e scrive: “Dalla compulsione di questa guru dell’ordine è nato un metodo che ora è anche uno show. Una roba da malati peggio di lei. Che l’abbiate visto o no, poco cambia. È il nuovo self help, che più che altro serve ad aiutare lei, Marie”.

BBC News testimonia però che l’effetto Kondo è benefico nel vero senso della parola: i negozi di beneficenza stanno ricevendo il doppio di vestiti e oggetti rispetto alla media degli anni passati. Intervista poi numerose persone che hanno iniziato ad alleggerire i loro spazi proprio dopo aver visto la serie televisiva.

Infine i meme e le battute spopolano sui social, non risparmiandoci qualche sana risata in tutte le lingue (inglese, spagnolo, italiano).

Insomma, comunque la si pensi, Kondo è un fenomeno e fa parlare di sé in tutto il mondo; il suo libro, il suo metodo e ora la sua serie stanno avendo una grande fortuna e c’è da chiedersi perché.

Credo che alla base ci siano le stesse motivazioni che riguardano la nascita e la crescita della nostra professione: un sovraccarico di oggetti, di informazioni, di impegni, di richieste, di input. Riceviamo troppo di tutto nelle nostre giornate, tante opportunità ma anche tante cose superflue. E Marie Kondo, col suo metodo, che a volte condivido e a volte no, offre una soluzione al problema – proprio come il professional organizer. Il nostro modo di proporre una risposta è diverso, talvolta meno drastico, legato alle emozioni della persona, culturalmente centrato sull’esperienza italiana e forse anche un po’ meno costruito a tavolino, ma dà una risposta alla stessa problematica, alla stessa richiesta di aiuto.

Gli spazi domestici riflettono proprio questo, se si guarda la foto dell’interno di una casa di trent’anni fa ci si rende conto della differenza: allora c’erano molti meno oggetti e gli spazi erano più vuoti. Era più facile gestire, pulire, riordinare, utilizzare, senza dover ideare complicati sistemi organizzativi. Ora è diventato tremendamente difficile non riempire la casa di acquisti, regali, omaggi, cose che prima o poi torneranno utili… La sfida sta nel trovare un equilibrio tra la possibilità di circondarci di oggetti e l’energia spesa a prendercene cura.

Vale quindi la pena riconsiderare il nostro rapporto con gli oggetti e gli spazi, nonché con il tempo e gli impegni: in questo la figura del professional organizer dà una grossa mano. Aiuta a ritrovare l’equilibrio e a mantenerlo, permettendo di realizzare lo stile di vita che altrimenti rischiamo solo di sognare.

Non so se esistano i miracoli, ma il professional organizer una piccola magia la compie, aiutando a ritrovare e a prendersi cura delle cose veramente importanti (non solo gli oggetti) nel caos che ci circonda. Con una rinnovata possibilità di ritrovare un po’ anche se stessi.

Sabrina Toscani

 

photo credit: Konmari Media Inc.

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