Contro la Pandemia, noi usiamo l’empatia!

Da quando è iniziata la Pandemia la vita di tutti noi è un’altalena emotiva: non solo paura, tristezza e rabbia, ma per fortuna a volte anche gioia, divertimento e sorpresa. Queste sono tutte emozioni naturali, quello che è cambiato in quest’ultimo anno è stata l’intensità con cui le abbiamo provate e il modo in cui le abbiamo condivise con gli altri.

Quello che ognuno ha sperimentato sulla propria pelle è stato il valore della vicinanza nel momento in cui questa ha perso la sua componente fisica ed è diventata quasi esclusivamente emotiva e spirituale.

Durante questo anno ho riflettuto spesso sulla gestione delle emozioni e sul ruolo centrale dell’empatia, cioè la nostra capacità di accedere e di interagire con lo stato d’animo di un’altra persona, quell’abilità che spesso viene definita come capacità di mettersi nei panni dell’altro.

Noi P.O. tutto questo lo conosciamo bene perché quando entriamo nelle case e nelle vite dei nostri clienti, non ci stiamo solo prendendo cura dei loro oggetti, ma anche delle loro emozioni: l’empatia è la nostra vera arma segreta!

Essere empatici è una dote, ma è anche un’abilità che possiamo coltivare, perché l’empatia ha due componenti:

  • l’empatia cognitiva, che è la capacità di percepire una prospettiva diversa dalla nostra, per poter comprendere i pensieri, i comportamenti e le emozioni dell’altra persona;
  • l’empatia emotiva, che invece è la risposta che sappiamo restituire ed è data dalla nostra abilità di condividere quello che prova un’altra persona.

L’empatia emotiva è utile perché ci permette di capire i bisogni di chi ci sta accanto, ma è l’empatia cognitiva è ancora più importante perché ci permette di capire le necessità reali delle persone, andando oltre all’emozione e spingendoci ad agire e trovare soluzioni.

 

Empatia: una qualità che possiamo coltivare!

Una persona può essere più o meno empatica, ma è anche possibile incrementare questa competenza e imparare a padroneggiarla per migliorare le relazioni sociali e lavorative e soprattutto per imparare a difendersi dalle emozioni negative degli altri.

Condivido con voi quattro strategie utili per sviluppare l’empatia nella nostra vita di tutti i giorni, sia personale ma soprattutto lavorativa.

1) Conoscere se stessi: per poter entrare in connessione con il vissuto emotivo di una persona abbiamo bisogno di un buon livello di auto-conoscenza. Quando proviamo dolore, gioia o delusione è importante riflettere sulle nostre emozioni in modo da saper comprendere al meglio le nostre reazioni emotive e quindi padroneggiare le nostre risposte verso le altre persone.

2) Imparare ad ascoltare l’altro: questa è una competenza poco coltivata al giorno d’oggi, probabilmente a causa del nostro stile di vita sempre più frenetico. Ascoltare l’altro, le sue motivazioni, osservare il suo comportamento, ci aiuta a sviluppare la nostra empatia. Al contrario non dare il giusto spazio, affrettando le nostre conclusioni, non crea la giusta connessione tra noi e l’altro.

3) Non giudicare: un atteggiamento giudicante non è in alcun modo compatibile con l’empatia. Quando ascoltiamo una persona con l’obiettivo di giudicare il suo vissuto emotivo non riusciamo a stabilire una connessione, quando invece sappiamo porci sullo stesso piano, abbiamo la possibilità di poter aiutare un’altra persona a trovare una soluzione ai suoi problemi.

5) Autoregolazione: occorre avere delle buone capacità di autoregolazione sia per non confondere le nostre emozioni con quelle dell’altro, sia per non venirne inghiottiti o, peggio, travolti.

Non sempre è facile mantenere la giusta distanza quando ci sono di mezzo di emozioni, soprattutto quando l’altro è coinvolto in eventi di vita particolarmente negativi come è stato durante questo ultimo anno.
Quando questo non avviene, le conseguenze sono spesso spiacevoli: finiamo per fare nostre le sensazioni negative e l’ansia dell’altra persona. Questa è quella che viene definita empatia negativa, cioè l’eccessivo coinvolgimento nel vissuto emotivo dell’altro. È sempre importante, quindi, distinguere tra il saper identificare e condividere lo stato d’animo di un’altra persona, dall’esserne travolti e “risucchiati” in un vero e proprio meccanismo di contagio emotivo.

 

Empatia online, una nuova capacità da sviluppare oggi

La vera rivoluzione dell’ultimo anno è stato il passaggio a una vita quasi completamente online: che fosse privata o lavorativa, per la maggior parte di noi il confronto con gli altri ha smesso di essere fisico ed è diventato quasi esclusivamente virtuale.

Oggi è normale condividere online la nostra vita, il nostro lavoro e tenere vive le nostre relazioni sociali. Lo schermo di un computer però può portare a due esperienze molto diverse, che dipendono tanto da noi, dalle nostre caratteristiche individuali, quanto dalle caratteristiche delle persone con le quali andiamo a rapportarci.

Per alcuni lo schermo è un muro invalicabile che non permette di esprimersi e di comprendere fino in fondo lo stato d’animo dell’altro. Questo, spesso, porta a mettere in atto comportamenti che difficilmente potremmo riprodurre nella vita reale: commenti negativi e insulti nascosti sotto un velo di sincerità.

Per altri invece lo schermo si è trasformato in nuove opportunità sia lavorative che di relazione personale. Le competenze sulle quali si può lavorare diventano quindi la capacità di adattare la propria empatia al nuovo mezzo di comunicazione, magari imparando a considerare lo schermo come un mezzo utile per tenere la giusta distanza dall’interlocutore.

Grazie a tutto quello che abbiamo vissuto nell’ultimo anno, abbiamo scoperto che l’empatia online esiste, che può essere coltivata, e che entrare in connessione con l’altro non richiede per forza la vicinanza fisica perché il vissuto emotivo può essere condiviso anche con mezzi diversi.

Nel nostro lavoro di professional organizer l’empatia è sempre stata una qualità da mettere al primo posto e da coltivare continuamente e oggi abbiamo una grande occasione di crescita personale e professionale, grazie alle moderne tecnologie, per portare noi stessi, le nostre qualità e la nostra professione anche nel mondo virtuale: la vera sfida professionale oggi è crescere come professional organizer in questa nuova realtà.

 

Paola Arrighi

 

Nessun commento

Scrivi il tuo commento

X