Riconosci le tue emozioni? Bollettino sentimentale di un giorno come tanti

emozioni paola tursi

Ogni momento della nostra giornata è pervaso dalle emozioni. Che facciano bene o male, siamo costantemente investiti da sentimenti che ci portano a vivere situazioni emotive molto diverse tra loro, ma sempre potenti.

A meno di non chiamarsi Pollyanna (la bambina orfana la cui vita era piena di disgrazie, ma che ricordava ed enfatizzava solo gli aspetti positivi di qualunque evento), o di averne la sindrome, potremmo avere la percezione che nella nostra giornata prevalgano le emozioni più negative.

Premesso che anche i sentimenti che riteniamo spiacevoli, possono essere “belli” e utili se accettati e rielaborati, vediamo come esserne più consapevoli e trasformarli quando necessario.

Drin! Suona la sveglia. Mi aspetta una giornata caotica e piena di impegni, il telefono segna già alcune email e messaggi in attesa di una risposta, che fastidio! Ore 7.05 mi assale subito un senso di angoscia.

So che l’unica soluzione che mi darà sollievo, è quella di pianificare la giornata, stabilendo le mie priorità prima di farmi travolgere dalle richieste pressanti dei miei colleghi. E poi c’è quell’incombenza che faccio finta di non vedere, ma che sento gracidare come un grosso rospo che non riesco a mandare giù. Se me ne occupo come prima cosa, anziché procrastinare, la giornata andrà sicuramente in discesa. In questo modo mi sentirò più padrona della situazione e ritroverò il mio entusiasmo. Ma adesso non voglio farmi distrarre da questi pensieri, perché è il momento di godersi una bella colazione in famiglia!

Inizio a prepararmi, apro l’armadio ed eccolo lì che penzola, quel bell’abito che mi è costato un occhio della testa, ma che non ho mai indossato: a gamba tesa subentrano rimorso e senso di colpa.

Invece di rimanerci male anche questa mattina, li affronto: prima di tutto per quale motivo tenere in bella vista quell’abito che sembra puntare il dito ogni volta che mi vesto?

Di certo non mi sentirei meglio sforzandomi di indossarlo, visto che è chiaro che non fa per me. Aggiungerei solo altro disagio!

Quale soluzione sarebbe preferibile? Sicuramente la possibilità di dargli una nuova vita, di toglierlo finalmente dai piedi e magari regalarlo a qualcuno che lo indosserà. O ancora meglio: se lo rivendessi per recuperare parte della cifra che ho speso?

Probabilmente sentirei crescere la soddisfazione di avere avuto una buona idea, sarei gratificata se riuscissi a guadagnare qualche soldino e proverei esaltazione per aver risolto una situazione che mi pesava!

Ringalluzzita da quest’ondata di soluzioni, vado in ufficio, ma il buonumore recuperato dura poco. Il mio vicino di scrivania vive sommerso dalle carte e il suo disordine mi crea malessere.

Perché continuare ad accumulare rancore e sconforto, compromettendo la giornata lavorativa e il rapporto col collega? Probabilmente parlandone insieme e offrendomi di dargli una mano a risistemare il suo caos potrei sentirmi più tranquilla. Anche in questo caso, le emozioni avranno modo di trasformarsi e mi sentirò più alleggerita e finalmente serena. Forse potrei riscoprire anche un po’ di benevolenza nei confronti di questa persona in difficoltà con cui abbiamo saputo trovare una soluzione costruttiva.

La giornata è finalmente conclusa, mi avvio a casa, giro la chiave nella toppa felice di potermi rilassare tra le mura domestiche e invece la “cosa” è lì. Mi infastidisce, mi fa venire il nervoso ogni volta che la guardo. Ma non posso sbarazzarmene, perché la bambolina hawaiana che dondola sulla mensola non è mia (e come potrebbe!), ma di quel cuore tenero del mio fidanzato. Un regalo di un vecchio amico che ora non sente neanche più. Devo trattenere l’impulso di lanciarla dalla finestra e sento accumulare l’esasperazione.

Non c’è altra soluzione che parlarne con il diretto interessato, spiegandogli cosa provo a vederla ogni sacrosanto giorno. Cercheremo di trovare un compromesso che soddisfi entrambi: si potrebbe ad esempio spostare l’oggetto nel suo spazio privato, come lo studio, oppure proporgli di utilizzare la “scatola dei ricordi”, una scatola di dimensioni contenute (ho detto contenute!) in cui conservare i ricordi. Ogni volta che verrà aperta, regalerà emozioni belle ed energizzanti.

Non sembra, ma spesso le dinamiche familiari dipendono anche da queste cose che reputiamo banali. E invece la possibilità di parlare dei propri sentimenti e di prendere una decisione comune a riguardo, alleggerisce, gratifica e unisce di più.

Devo ammettere però che in casa c’è anche un mio oggetto, regalato da una persona cara che non c’è più. Provo dolore o fatica all’idea di staccarmene, ma se ci penso bene, so anche che non è una cosa che mi piacerebbe ritrovare nella scatola dei ricordi. Quello che mi paralizza è il pensiero che se lascio andare l’oggetto, perderò anche il ricordo della persona o un pezzo del nostro legame. Ma sono proprio sicura di voler ridurre il suo ricordo proprio a quell’oggetto -che non mi regala una forte gioia- e non attivare la memoria dei momenti lieti passati insieme?

Un’altra giornata è giunta al termine, abbiamo elaborato le nostre emozioni e pian piano tutto ci è sembrato meno faticoso. Domani altre situazioni emotive si presenteranno e dovremo gestirle. A volte sarà più facile, altre volte no.

Ma se abbiamo bisogno di un sostegno, ci possiamo sempre rivolgere a un PO!

Paola Tursi

 

 

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