Una professione, una sfida

Quali sono i business che funzionano in questo momento? Quelli che restituiscono tempo, spazio, energia e vitalità.

Basta pensare alle aziende che si occupano di e-commerce e fanno consegne di beni in meno di 24 ore, siti che vendono corsi di formazione on line, social network che ci mettono in contatto a tutte le ore del giorno, streaming e infine il settore medicale e cosmetico che promettono di restituire salute e giovinezza.

I P.O. si collocano esattamente in questa tipologia di business perché restituiscono il tempo, lo spazio e le energie psico-fisiche ai loro clienti.

In Italia la professione è recente ed è rappresentata da APOI (Associazione Professional Organizers Italia) che a sua volta è riconosciuta come associazione dal Ministero dello Sviluppo Economico al pari di professioni più note come formatori, coach e istruttori.

Come per tutte le neo-professioni è difficile, se non altamente improbabile, incontrare donne e uomini che hanno maturato un background professionale standard, prima di intraprendere il percorso per diventare professional organizer. Chi ha deciso ad un certo punto della propria vita di diventare professionista dell’organizzazione? Architetti, addetti alla qualità, avvocati, docenti e consulenti aziendali, per citarne alcuni.

Ma allora, che cosa accomuna persone che hanno avuto esperienze pregresse così diverse nel desiderio di mettersi in gioco per operare come professionisti dell’organizzazione? Credo sia un sentimento comune: stare bene e diventare il tipo di persona che crea benessere.

Chi ha sperimentato sulla propria pelle il piacere del decluttering, avere una postazione di lavoro organizzata e avere la padronanza del tempo … non può che desiderare di fare quello!

La leva motivazionale che spinge ad intraprendere questa professione è altissima, tanto è vero che fra i professional organizer si trovano donne e uomini che hanno lasciato lavori tradizionali, sicuri e a tempo indeterminato.

Inoltre, a fare questa scelta sono soprattutto le donne, che hanno sentito l’esigenza di guadagnare uno stile di vita più sostenibile, per godersi il tempo con la famiglia e con sé stesse. Attraverso questa professione hanno veramente potuto mettere in pratica il concetto di equilibrio tra sfera personale e lavorativa.

Per fare questo lavoro la cosa più importante è la coerenza. Se vuoi aiutare gli altri a creare spazio in casa, devi avere spazio in casa; se vuoi supportare un cliente nel recupero delle energie, devi saperlo fare su di te; se dici che il tempo è prezioso, lo vivi intensamente.

Entusiasmo a parte – anche se è un lavoro che dà enormi soddisfazioni – bisogna sapere che non bastano le idee per intraprendere un cammino imprenditoriale. I P.O.. rispondono ai clienti risolvendo molti dei loro problemi (distrazione digitale, case piccole e piene di oggetti, necessità di traslochi più frequenti per trovare lavoro, tanti capi di abbigliamento, smart working), ma l’intuizione di aver trovato la nicchia giusta di mercato nella quale operare e il “cosa offrire” non bastano per diventare dei professionisti.

Serve capacità esecutiva in quanto a nessuno, nemmeno ai finanziatori, interessa solo l’idea!

Quando parliamo della nostra professione, è facilissimo che il tuo ’interlocutore faccia un commento ironico, perché parlare di organizzazione domestica, trovare tempo per sé e organizzare l’agenda spesso è sottovalutato!

Ci sono delle risorse intangibili che i P.O devono mettere a disposizione: una grande preparazione sulle tecniche più note in materia di organizzazione, fortissima capacità di ascolto, forza fisica, capacità di individuare le specifiche richieste e fare ogni volta un lavoro “sartoriale” con il proprio cliente.

Per fare questo serve tanto studio, tanta formazione e tanta esperienza diretta sul campo.

Il bello di questo mestiere è che gli investimenti iniziali sono contenuti: non serve acquistare attrezzatura particolare, prodotti e materiali di consumo. Bisogna soprattutto formarsi e allenarsi a raccontare il proprio mestiere.

Si può partire da un’idea piccola e vedere se può funzionare: tantissimi professionisti dell’organizzazione sono partitI facendo ordine nel proprio armadio, poi aiutando un parente a fare decluttering oppure aiutando un collega nella sua pianificazione giornaliera.

Posizionarsi e farsi conoscere, è più della metà del lavoro: creare un sito, creare contenuto e diffondere la cultura dell’organizzazione, occuparsi della promozione ed individuare i clienti. Per fare questo serve investire su sé stessi, colmare le proprie lacune di marketing, creare un sito e curare i social.

Ma anche saper gestire le finanze e affidarsi a professionisti esterni se necessario: capire cosa si ha a disposizione a livello familiare, chiedere finanziamenti esterni e mettersi come obiettivo il raggiungimento di un certo fatturato.

Essere P.O. vuol dire diventare dei veri professionisti e accettare una sfida per tre motivi:

  1. decidere di mettere a disposizione un servizio che in questo momento attira molto le persone, ma che le persone non sempre sanno di volere e poter acquistare;
  2. avere la voglia di studiare e aggiornarsi continuamente: dai manuali di organizzazione ai testi di psicologia;
  3. partecipare attivamente ad una rivoluzione culturale che punta ad una vita più consapevole e sostenibile per tutti, tenendo sotto controllo i propri investimenti.

 

 

Mariagrazia Balducchi

www.mariagraziabalducchi.it

 

Nessun commento

Scrivi il tuo commento

X