Storia di un cassetto e del metodo Konmari

C’era una volta un cassetto disordinato che grazie al metodo di riordino konmari trovò la sua felicità e quella delle persone che utilizzavano i capi che ospitava…

Ma partiamo dall’inizio.

 

Un cassetto a volte non è un semplice cassetto

C’era una volta un cassetto grande e accogliente, di quelli alti e solidi. Era di un legno antico verniciato di bianco e oro e impregnato di storia. Veniva infatti da un paese lontano, dove un giovane signore lo aveva costruito con le proprie mani. Insieme a lui erano stati costruiti altri due cassetti che davano vita ad una cassettiera di altri tempi, dalle forme morbide ed eleganti.

Presto però il cassetto lasciò il suo paese e viaggiò a lungo, chiuso da imballaggi e vigorose corde, spesso sbalzato con poca delicatezza. Dopo qualche giorno, arrivò in una nuova casa dove dei signori piuttosto inquieti gli conferirono uno spazio vuoto davanti al loro letto matrimoniale.

Felice di avere una casa, il cassetto non vedeva l’ora di svolgere la sua funzione.

Presto però fu riempito da un mucchio di vestiti di ogni tipo che erano stati riposti in modo frettoloso, liberando una sedia posta all’angolo della finestra.

Ogni mattina uno strano borbottare riempiva la stanza piccola e luminosa. Qualcuno si spazientiva nel non trovare i propri vestiti e, nella frettolosa ricerca, apriva il cassetto rovistando nervosamente tra i capi, prima di schiacciare gli indumenti per fare in modo che si richiudesse.

 

Il professional organizer

Un bel giorno arrivò in casa una persona che per professione si occupava di organizzazione, era stata chiamata dalla famiglia perché il continuo disordine rendeva tutti nervosi, si perdeva tempo e si discuteva per un non nulla. Il professional organizer (P.O.), così si chiama la professione, ascoltò i signori e dopo qualche giorno tornò di nuovo. Questa volta fu proprio il P.O. a creare disordine, svuotò tutti gli armadi, compreso il cassetto e dei ripiani posti al lato. Prese anche dei vestiti gettati sulla sedia, proprio tutto. Iniziò un gran lavoro con i signori che, con grande emozione ed impegno, decisero i capi che volevano tenere. Questi ultimi furono divisi secondo delle categorie e riposti nei vari spazi a disposizione.

Il P.O. parlava di un metodo per sistemare i vestiti, chiamato konmari, dal nome della sua ideatrice. La signora capì immediatamente di cosa il P.O. stesse parlando ed esclamò al marito: “Marie Kondo”!

Iniziò a dividere tutto ciò che poteva essere piegato da ciò che doveva essere appeso.

Spiegava che, secondo il metodo konmari, un’ottima soluzione fosse quella di piegare il maggior numero di indumenti possibile e di riporli in verticale, in modo da poterli vedere immediatamente, come si fa con i dorsi dei libri.

Provarono insieme a piegare alcune maglie e il professional organizer rivelò che il segreto per una corretta ripiegatura, secondo la Kondo, è quella di piegare in modo che venga fuori un rettangolo.

La signora ci prese talmente gusto che mostrava in continuazione al marito il risultato di quel metodo. Insieme al P.O. iniziarono a piegare tutti i capi, mentre l’apparente disordine iniziale lasciava spazio ad una stanza nuova.

 

Il metodo konmari

Al cassetto fu attribuita una categoria specifica, quella delle maglie, per esattezza t-shirt e maniche lunghe. Ben presto fu quindi riempito di magliette, piegate come rettangoli e riposte in verticale, ben divise tra manica corta e manica lunga. Furono posizionate addirittura sulla base della sfumatura dei colori! Il cassetto era diventato bellissimo, si apriva e si chiudeva senza difficoltà e a colpo d’occhio si riusciva a vedere la totalità dei capi al suo interno.

Il professionista proseguì il suo lavoro, nell’armadio appese i capi che non era possibile piegare e li dispose in modo da creare una linea che parte da sinistra e sale verso destra. Secondo il metodo konmari, spiegava con cura, la creazione di questa linea crescente verso destra è gradevole ai nostri sensi e allora i cappotti e gli abiti lunghi devono essere posizionati a sinistra, per poi proseguire con giacche, pantaloni, gonne e camicie.

Nei ripiani mise le borse una dentro l’altra, come fossero matrioske, ma con i manici ben in vista per poterle riconoscere subito.

 

I benefici del metodo konmari

Continuarono il lavoro fino a sistemare tutti gli oggetti, ciascuno aveva trovato un proprio posto e tutto era funzionale e bello da vedere!

Il cassetto ne fu entusiasta perché riusciva ad aprirsi e a chiudersi senza alcuna difficoltà e tutte le cose al suo interno erano disposte in modo bello e ordinato. I cassetti suoi amici erano diventati il posto per altre categorie di oggetti, come anche le mensole e l’armadio. Anche la sedia, ora sgombra, poteva svolgere la sua funzione.

Quando le altre persone in casa entrarono in quella stanza sgranarono gli occhi e si rivolsero i loro sguardi l’uno verso l’altro con bocca semi aperta, stupiti da quel grande cambiamento.

E fu così che delle piacevoli canzoni canticchiate sostituirono le noiose lamentele del mattino.

E tutti vissero felici e ordinati.

 

Bibliografia: “Il magico potere del riordino” di Marie Kondo

 

Silvia Rori

silviarori.com

 

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