Metodo Faellesskab, la famiglia è una squadra

Nel cuore dell’Europa c’è uno stato che negli anni continua a spiccare per essere un’oasi di benessere: la Danimarca.
Questo grazie a una serie di motivazioni tra le quali un governo stabile, un servizio sanitario e scolastico eccellenti e una serie di servizi essenziali sempre garantiti.

Il popolo danese è un perfetto esempio di come, organizzandosi al meglio, si possa raggiungere un livello ottimale di “work-life-balance” (sano equilibrio tra lavoro e tempo libero ). Questo stile di vita concorre a uno stato di benessere generale dell’individuo che si riversa, oltre che a livello lavorativo, anche a livello famigliare, nonché nell’educazione dei figli.

I piccoli danesi si distinguono dai loro coetanei del vecchio continente per educazione, tranquillità, rendimento scolastico ed empatia (i casi di bullismo riportano dati al minimo storico).

 

Qual è il loro segreto?
Gestire la famiglia come fosse una squadra: il metodo Faellesskab

Complementare al concetto di hygge, sempre di origine danese – se vuoi approfondire ne parlo in questo articolo –  il metodo Faellesskab è un concetto che insegna a stare bene con gli altri e che si basa su una comunità unita, che si aiuta e che coopera in tutto.

La famiglia è vista come un’azienda, come una squadra, dove i componenti hanno un ruolo preciso e si aiutano l’uno l’altro, collaborando. Anche i bambini, educati fin da piccoli all’empatia con competenze sociali ed emozionali, concorrono a questo sistema organizzativo, svolgendo piccole attività quotidiane secondo l’ideologia che lavorando insieme si può migliorare l’atmosfera in casa, trasformando anche una noiosa attività quotidiana in qualcosa di giocoso e festoso.

Il gioco, inoltre, viene trasformato in un’esperienza formativa partendo dalle faccende domestiche come spiega Jessica Joelle Alexander, coautrice con Camilla Semlov Andersson, nel suo libro “Il metodo danese per giocare con tuo figlio”. L’autrice evidenzia quanto nella loro cultura sia importante il gioco e le sue implicazioni, come il favorire l’autostima personale e rafforzare il rapporto coi genitori. I bambini che si sentono partecipi all’interno del nucleo famigliare, che si sentono parte della squadra, anche aiutando nelle faccende domestiche, sono bambini coscienti dell’impegno che bisogna investire per far funzionare le cose. Capiscono che, se ognuno di noi collabora anche con delle piccole azioni, l’“azienda famiglia” funziona alla grande. Questo concetto fa crescere in loro il senso di responsabilità e l’autostima, perché si sentono partecipi e responsabili provando, inoltre, un grande senso di inclusione.

Il segreto è proprio questo, iniziare fin da piccoli incentrando l’educazione sul “noi” e non sull’”io”.

Il metodo prevede di ritagliare dei momenti esclusivi con i bambini nei quali percepiscano che l’attenzione è interamente rivolta a loro: spegniamo la televisione e il cellulare, guardiamoli, ascoltiamoli, creiamo un legame con loro, che li faccia sentire importanti e indispensabili nel contesto famigliare.

 

Come mettere in pratica questo metodo nella quotidianità di casa nostra per coinvolgere i bambini.

Oltre ai momenti di gioco, chiediamo loro di aiutarci nelle attività di tutti i giorni, di sicuro saranno molto più interessanti e stimolanti proprio perché ritenute “da grandi”. In base all’età del bambino e delle sue capacità ognuno di noi sa cosa può proporre a suo figlio, ma in linea generale abbiamo il “via libera” a chiedere loro una mano per:

  • riordinare, soprattutto i loro giochi, coinvolgendoli periodicamente nell’eliminazione di quelli rotti e nel riciclo di quelli inutilizzati;
  • stendere il bucato partendo dallo svuotare la lavatrice;
  • apparecchiare, sparecchiare;
  • svuotare e caricare la lavastoviglie;
  • fare la polvere;
  • mettere a posto le scarpe dopo averle usate;
  • rifare il letto;
  • abbinare i calzini spaiati;
  • sostituire il rotolo della carta igienica;
  • sistemare la spesa;
  • riempire la ciotola del cibo e dell’acqua degli amici animali;

La cosa importantissima da sottolineare per la buona riuscita è: pazienza, tanta pazienza. Non sgridiamoli se il lavoro non viene perfetto come vorremmo. Piuttosto dedichiamo del tempo in più a spiegare loro come dovrebbe essere fatto, sarà una sorpresa scoprire come imparino di corsa e come siano orgogliosi di farlo bene.

Apparentemente sembra un metodo che porta via molto tempo. Non è proprio così, consideriamo questo tempo come un investimento sul futuro dei piccoli e della comunità.

Dedichiamo nel presente delle attenzioni di qualità che porteranno un duplice beneficio: nell’immediato e nel futuro.

Nell’immediato i bambini saranno coinvolti, stimolati, per nulla annoiati, anzi, dopo aver aiutato i grandi, si sentiranno felici e soddisfatti e subito dopo richiederanno meno attenzioni giocando in autonomia.

Nel futuro, invece, saranno degli adulti empatici, pronti a capire le necessità di chi li circonda, senza bisogno che queste vengano esternate, saranno pronti all’ascolto e all’aiuto reciproco.

Vale proprio la pena provare, vero?

 

Chiara Pignolo

www.casadolcecasa-fvg.weebly.com

 

 

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