Il diario è mio – Come i bambini possono sviluppare e sperimentare l’autonomia grazie all’uso del diario scolastico come strumento organizzativo

Provate a immaginare un/a bambino/a della scuola primaria che chiede ai suoi genitori una cosa tanto semplice quanto fondamentale: l’autonomia.

Carissimi mamma e papà,

sin dalla mia nascita mi avete aiutato in tutto; ora che frequento la scuola e sto imparando tante materie, ho capito che è compito mio.

Prima regola: il diario di scuola è mio. So come usarlo per scrivere compiti, verifiche e materie che facciamo durante la settimana a scuola.

E’ vero che durante la brutta pandemia eravamo a casa tutti insieme e la scuola la seguivo attraverso il PC con voi seduti vicino a me, a volte eravate più attenti di me, come se lo studio e i compiti fossero il vostro lavoro.

Ma la scuola adesso è tornata ad essere solo per me, voi potete leggere il registro elettronico; ma in classe ci andiamo noi alunni e gli insegnanti: se noi bambini sbagliamo a scrivere i compiti assegnati per casa, lasciateci prendere una nota di demerito; se invece facciamo qualche esercizio in più è perché ci è piaciuto l’argomento e non perché gli insegnanti ci hanno caricato troppo di compiti…

Non chiamate i genitori di tutti i miei amici ed amiche ogni pomeriggio, non fate le foto ai nostri quaderni per confrontare i risultati delle operazioni matematiche o degli esercizi di scienze o geografia!

Se mi darete retta, vivremo tutti molto meglio l’esperienza della scuola: io mi impegnerò di più a scuola e a casa svolgerò i compiti senza sbuffare; voi non mi dovrete più dire sempre: “Studia, scrivi, prendi i libri, cosa devi fare per lunedì?, fatti lo zaino, ecc.”

Vi piacciono le mie regole?

Sì NO

 

I nostri genitori avrebbero pagato oro puro se ci fossimo inventati una lettera piena di buoni propositi sullo studio; per poi dirci al primo “oggi non voglio andare a scuola” che tra i patti firmati c’era anche che non ci sarebbero stati capricci, ricadendo nella spirale dei rimproveri, punizioni e dei pianti disperati che inzuppavano le pagine dei libri e quaderni.

Tutti abbiamo assolto all’obbligo scolastico, ma non sempre col sorriso: cerchiamo di ricordarcelo. Per questo è importante cominciare col concedere fiducia e rispondere di sì alla domanda finale, perché se le regole sono chiare e ponderate sono la base di una felice collaborazione tra tutti.

La scuola è il luogo per eccellenza in cui i bambini sono i protagonisti (devono aver cura del materiale per lo studio, stare attenti alle spiegazioni degli insegnanti, fare gli esercizi, effettuare le verifiche) e quando portano questa forma di pensiero anche nello studio a casa, trasmettono ai genitori la loro capacità di riuscire ad organizzare in maniera sempre più autonoma ciò che riguarda le proprie responsabilità.

 

LE TRE REGOLE PRINCIPALI PER L’USO DEL DIARIO SCOLASTICO

Lo strumento principale su cui si fonda l’organizzazione dello studio è il diario e affermare di essere in grado di usarlo vuol dire che si sanno applicare tre regole principali:

1- Compilare la tabella dell’orario: ci sono 2 griglie, la prima è per l’orario provvisorio da scrivere in matita nel caso in cui ci siano cambi di orario e/o di giornate delle materie. Quando gli insegnanti diranno ai bambini che è arrivato l’orario definitivo per tutto l’anno scolastico, sulla griglia dell’orario definitivo si potrà scrivere a penna, scegliere un colore diverso per materia, usare dei piccoli simboli per associare la materia ai libri e quaderni per lo studio della stessa.

2- Saper gestire le pagine delle comunicazioni scuola-famiglia. Servono per comunicare: i ricevimenti degli insegnanti, le entrate e le uscite anticipate rispetto all’orario stabilito, i giorni di vacanza e di rientro a scuola, quando sono programmati i viaggi d’istruzione, ecc.

3- Scrivere i compiti da fare per casa:

  • segnandoli sulla pagina del giorno in cui si devono consegnare;
  • scrivendo “verifica di …” sul giorno in cui è previsto il compito in classe;

 

DIARIO ELETTRONICO E INTROMISSIONE DEI GENITORI

Chi si ricorda questa conversazione?

“Ciao tesoro, com’è andata a scuola?” “Bene”

“Cosa avete fatto?” “ Niente”

Oggi è impossibile rispondere così, perché il registro elettronico è consultabile in simultanea con l’orario scolastico. I genitori, attraverso un’app, possono prendere visione della presenza all’appello, degli argomenti svolti, di interrogazioni e verifiche con i relativi voti, di compiti assegnati a casa, di note per compiti non svolti o comportamento scorretto.

Durante la pandemia del 2020, la chiusura delle attività e lo stare tutti a casa ha reso la scuola un dovere familiare: genitori e studenti davanti al computer a seguire assieme le lezioni e a fare i compiti; senza lasciare autonomia di gestione di spazi, modi e tempi a chi di dovere: studenti e insegnanti. Probabilmente l’intento di fondo dei genitori era buono: il timore che l’impegno scolastico non fosse preso seriamente dai bambini ma che lo vedessero come un semplice momento davanti al computer senza la dovuta attenzione all’argomento da imparare. Tutto però è andato a scapito dell’indipendenza dei bambini in una delle tappe più importanti della loro crescita e sviluppo.

In questi giorni, alcuni psicologi stanno esprimendo la loro opinione sulla scuola nel post pandemia. Sostengono che la scuola debba tornare ad essere esclusivamente degli alunni, degli insegnanti e del personale scolastico; che i genitori debbano consultare il meno possibile il registro di classe elettronico e non creare chat di gruppo in cui parlare dei compiti, degli insegnanti, ecc; che i figli possano capire che ad ogni azione corrisponde una reazione: se sono preparati e hanno una buona condotta, avranno un bel voto da parte dell’insegnante e la promozione alla classe successiva; se non studiano e non si comportano correttamente, ci sarà il rischio di compromettere l’anno scolastico.

 

I professional organizer conoscono molto bene il legame virtuoso tra organizzazione e autonomia ed è per questo che consiglio, sin dal primo anno della scuola primaria, che genitori e figli programmino insieme una routine quotidiana fatta di giuste proporzioni tra studio, svago, sport, pasti e sonno; e che man mano questa routine diventi sempre più gestita direttamente dai figli con un limitato e discreto controllo del genitore.

 

Alice Gaino

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