Disorganizzazione cronica e disturbo da accumulo: un passo avanti

Il ruolo del professional organizer

I temi della disorganizzazione cronica e del disturbo da accumulo sono stati, sin dall’inizio, un interesse centrale della nostra associazione. Ricordo ancora quando, all’inizio del 2014, abbiamo avuto il primo incontro con Alessandro Marcengo, specializzato in terapia cognitvo- comportamentale, per approfondire il lavoro di affiancamento di un professional organizer a una persona con problemi di accumulo.

Non ci siamo inventati nulla, ma abbiamo seguito le orme dei nostri colleghi americani, che si occupano di questo da circa vent’anni. Esiste infatti l’Institute of Challenging Disorganization (ICD) – di cui faccio parte – unico ente al mondo che forma professional organizer specializzati, tra l’altro, in disorganizzazione cronica e disturbo da accumulo.

Ciò che un professional organizer può fare è sia un lavoro autonomo con il cliente che richiede supporto, sia un lavoro realizzato in team con il terapista e con il cliente, affiancandolo laddove scelte ed emozioni gli impediscono di agire da solo.

Per un professional organizer si tratta di un lavoro molto interessante e gratificante, ma anche molto complesso. Per questo chi lavora in questo campo (a oggi io, Lorenza Accardo e Alessandro Cavallin) ha una formazione particolare e specializzata.

Il protocollo

Un nostro progetto molto ambizioso, e portato avanti con determinazione, è quello di costruire un protocollo di gestione e intervento per trattare i casi che continuano a essere all’ordine del giorno nelle cronache. Purtroppo queste situazioni emergono quando il disturbo e l’accumulo sono ormai oltre la gravità.

Tutte le ricerche stimano (al ribasso) che il fenomeno sia diffuso tra il 3 e il 6% della popolazione. Numeri enormi, che coinvolgono anche persone che conosciamo, magari senza saperlo: uno dei problemi principali è infatti che si tratta di un fenomeno nascosto e racchiuso nelle mura domestiche.

Ad aprile 2018 Apoi ha firmato il primo protocollo d’intesa con il Comune di Bologna, che ha dimostrato un interesse e un’attenzione particolari per questo problema. Nei mesi successivi abbiamo preso parte a una serie di incontri con tutti i soggetti e i vari enti che sono coinvolti: assistenti sociali, Ausl, polizia municipale, tecnici, assessorato ecc. È un tema complesso dalle molte sfaccettature, ma l’impegno è massimo, su tutti i fronti.

La divulgazione e la sfida della prevenzione

In questo protocollo, uno degli aspetti innovativi è sicuramente la divulgazione. Soltanto nel 2013 il disturbo da accumulo è stato inserito come disturbo a sé nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (tradotto in italiano nel 2014), e la sua conoscenza, anche negli ambienti clinici, è ancora limitata. Questo, insieme alla scarsa consapevolezza del fenomeno anche da parte di familiari e amici, è uno dei fattori che fanno sì che il disturbo sia spesso confuso con un tratto caratteriale (tiene tutto, è fatto così), o un aspetto secondario di altri disturbi (depressione, ansia, demenza), o ancora l’espressione di pigrizia, avarizia, disordine, ecc.

Il 23 gennaio 2019 abbiamo realizzato il primo incontro aperto alla cittadinanza, nel quartiere Borgo Panigale – Reno, dove abbiamo iniziato a parlare di benessere abitativo, di disorganizzazione cronica e di disturbo da accumulo. La numerosa partecipazione, le tante domande e l’interesse che le persone hanno dimostrato, ci hanno confermato che tra le mura domestiche, una volta chiusa la porta, spesso si vivono situazioni di grande sofferenza e disagio, legate alla gestione dello spazio, degli oggetti, delle attività domestiche, e che questi sentimenti non sono sempre legati a situazioni patologiche, ma nascono dal senso di fallimento per non riuscire a riordinare casa, quando spesso con un piccolo aiuto si riescono a fare grandi cose.

Uno dei punti fondamentali su cui durante l’incontro io e la mia collega Lorenza Accardo abbiamo puntato è stata l’importanza di chiedere aiuto: un parente o, ancora più facilmente un amico, sono il primo cerchio a cui rivolgersi, da cui partire per farsi aiutare a riportare un po’ di armonia nella propria casa e, per riflesso, nella propria vita.

Irene Novello

Nessun commento

Scrivi il tuo commento