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La salute dal punto di vista dei professional organizer. Come ritrovare equilibrio, serenità e dedicarsi alle vere priorità.

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Non si vorrebbe succedesse mai, ma a tutti capita di avere dei periodi di vita intensi a causa di impicci, o veri e propri problemi di salute.

Sono situazioni dove le priorità si delineano subito e non sono più quelle della vita ordinaria, ma quelle del prendersi cura di sé e di dover prendere molte decisioni importanti.

Sono momenti emotivamente difficili dove, anche le persone più serene e organizzate, possono sentirsi disarmate, impotenti, confuse. Tutti, nel momento in cui stanno male, sono individui fragili e lo sono indipendentemente dal proprio lavoro, dalla propria formazione, dalla propria vita passata.

Ce lo racconta nel dettaglio la professional organizer Francesca Procopio, Socia Senior Qualificata APOI n. 209, esperta nel campo organizzazione e salute.

Il nostro cervello è plastico, le esperienze sensoriali cambiano fisicamente la struttura cerebrale e di conseguenza il suo funzionamento, come dimostrò già nel 1785 l’anatomista Vincenzo Michele Malacarne.

Nel momento in cui ci troviamo a vivere esperienze stressanti, ad essere preoccupati per la nostra salute, a provare dolore, si attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene per rilasciare il ben noto cortisolo, ormone che dovrebbe aiutarci ad affrontare il pericolo nell’immediato.

Se però, lo stress perdura nel tempo e con esso gli alti livelli di cortisolo, si possono verificare danni al cervello quali, per esempio, il deterioramento dei segnali elettrici dell’ippocampo, la parte del cervello associata anche ad apprendimento, memoria e regolazione delle risposte emotive.

Ecco dunque che anche persone con un cervello perfettamente sano, nel momento della malattia e della cura posso mostrare riduzioni delle capacità esecutive e difficoltà organizzative.”

Da questo capiamo come chiunque da paziente prova emozioni importanti e questi cambiamenti, improvvisi e non scelti, portano a mettere da parte quella che è la quotidianità, nella sua organizzazione e nelle sue continue necessità.

La difficoltà che si aggiunge è data dal fatto che, al contrario di quello che si vorrebbe, il mondo non si ferma, anzi richiede a tamburo battente ciò che normalmente nemmeno si considera come un peso: incontri di lavoro, viaggi programmati, o più semplicemente, una lista della spesa o la gestione dei figli.

Ecco il punto critico generatore di stress e disarmonia che si aggiunge alla naturale preoccupazione di una malattia o di una difficoltà di salute.

 


Quando si sta male il tempo personale si ferma e le priorità sono dettate dalle necessità della salute, ma solo per chi è al centro del ciclone.

Il mondo continua a girare.


Il professional organizing in salute e in malattia

In questo contesto lavorano i professional organizer che hanno scelto, come ambito della propria professione, il campo della salute.

Offrire un aiuto concreto e puntuale riportando organizzazione e priorità in un contesto così delicato dà la possibilità di ritrovare un’ancora di serenità e soprattutto di togliere un peso.

Come sempre, partendo dal basso, e cioè dalle piccole cose.

  • Riordino documenti e contatti: spesso gli esami medici, i referti e tutto ciò che a che fare con la propria storia clinica è semplicemente messo in una cartellina, senza ordine o logica. Aiutare a dare completezza e cronologia a queste informazioni facilita i dialoghi con i medici curanti e mantiene una visione d’insieme fondamentale.
  • Kit di oggetti quotidiani: se lo si fa per altri anche solo mettere insieme un cambio o il necessario per una notte in ospedale può essere difficile. Il P.O. ti aiuta a pensare anche ad aspetti semplici, ma che possono dare molto sollievo.
  • Gestione delle informazioni: a volte è tutto centrato su un’unica persona, facilitare il reperimento delle informazioni per le persone vicine a chi sta male è un processo che va organizzato e strutturato.
  • Gestione della cura: routine per prendere le medicine, fare trattamenti o esercizi specifici, fissare terapie e incontri medici.
  • Delega: impostando correttamente la delega si può davvero togliere un peso, al lavoro, in casa, in famiglia.

Questi alcuni esempi pratici per capire come a piccoli passi e con azioni concrete si può creare una buona situazione di base in cui la persona in difficoltà di salute è libera di dedicarsi a ciò che è importante: a sé stessa.

I professional organizer di APOI hanno scelto non solo di occuparsi di quest’aspetto, ma anche di approfondirlo negli ambiti della formazione e nella creazione di standard di professionalità, certi che ognuno di noi potrebbe averne bisogno.

Come sempre, lo diciamo senza vergogna e con molta onestà, la malattia ci parifica tutti. Non c’è nulla di male a sentirsi a disagio quando la si affronta, ma siamo altrettanto certi che l’aiuto della nostra figura professionale può fare la differenza, prima, durante e dopo.

 

E se la malattia fosse per sempre?

Non ci si pensa, ma ci sono difficoltà oggettive che molte persone sperimentano sulla propria pelle quotidianamente. Si tratta di malattie croniche, disabilità, o anche semplicemente particolarità con cui si nasce o che sopraggiungono all’avanzare dell’età e che rendono la vita unica.

Il primo passo, per garantire professionalità e non perdere empatia, è l’ascolto. Ascolto in senso profondo: attento e non giudicante, per capire, da chi le prova, le difficoltà e le necessità.

Poi, un buon professional organizer testa i suoi limiti e sceglie se è necessario e in che misura farsi appoggiare da un altro professionista. I professional organizer non sono psicologi, psichiatri, medici generali, non sono nemmeno pedagogisti, insegnanti, ma con tutte queste figure possono dialogare e interagire. Da una costruttiva sinergia si può dare il supporto necessario ad affrontare esperienze di vita dove neurodivergenze (dalle sindromi dello spettro autistico a quelle dell’ADHD) o patologie croniche (tra le più note per i professional organizer, il disturbo da accumulo) possono essere fonte di difficoltà oggettive nella gestione del tempo, degli spazi, della propria quotidianità.

Inutile aggiungere che oltre all’ascolto serve molta formazione e aggiornamento, queste sono certamente caratteristiche che APOI può garantire per i suoi Associati, oltre a offrire loro la possibilità di confrontarsi, supportarsi e lavorare in modo sinergico.

 


Una persona che affronta un problema di salute, che vive una malattia o che riconosce una patologia cronica come fonte di stress trova nei professional organizer una figura professionale per riportare equilibrio e serenità, due veri e propri valori in queste situazioni.


 

Spesso ci si aggrappa all’idea “che tutto passerà” e “che è solo un momento e basta stringere i denti” o, ancora peggio “è così e non c’è soluzione”. Questi sono pregiudizi che spero questa lettura abbia fatto volare via come un professional organizer fa volare via pensieri e preoccupazioni quotidiane dei clienti.

Lo raccontano anche le parole di Francesca Procopio che sottolinea come “diagnosi di patologie serie sono un imprevisto che nessuno desidera ma che coinvolge ogni anno una fetta importante della popolazione. La guarigione è sempre più facile grazie alla scienza e alla ricerca ma, attraversare il percorso di cura il più serenamente possibile e con poco stress, dipende da noi e dal nostro grado di organizzazione.”

 

Non solo situazioni importanti, la salute si cura giorno per giorno

E per chiudere con un pizzico di leggerezza, non pensare che i problemi di salute debbano essere sempre importanti e costanti. Hai mai pensato che il professional organizer è la figura giusta per dare struttura a un percorso di perdita di peso, di riabilitazione, di gestione organizzativa di una cura medica o di adeguamento degli spazi domestici per una ridotta autonomina personale?

Sì, i campi del professional organizing sono tantissimi e a volte delicati, ma in questo caso davvero di grande soddisfazione: trovo che togliere un peso a chi già ne sta portando altri che non ha scelto, ma che sono solo capitati, sia un vero privilegio!

 

 

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Una risposta

  1. Più articoli leggo + mi appassiono a questo lavoro.
    Faccio parte di APOI e questa settimana dell’organizzazione da un sacco di idee ed è anche formativa.

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