Nel DNA di APOI: la legge 4/2013

La nostra associazione è nata nell’ottobre 2013; solo pochi mesi prima, nella primavera dello stesso anno, c’è stato un magico incontro che testimonia come solo il destino sappia incrociare i cammini. Alla ricerca di persone che avessero una visione dell’organizzazione personale in tutta la sua importanza, ho conosciuto nel giro di poche settimane prima Irene Novello e poi Silvia Bucci e insieme abbiamo cominciato a fantasticare sulla opportunità di sviluppare la figura del professional organizer in Italia e della necessità che una nuova cultura dell’organizzazione venisse diffusa nel nostro paese.

Abbiamo fin da subito ritenuto necessario creare una struttura che raccogliesse e accogliesse una rete di persone con le stesse idee e con la stessa visione. Per un altro fortuito incontro, anche questo frutto di un fortunato destino, ho conosciuto Michele Vaccariello e Emanuele Garattoni, i due commercialisti che fin da subito ci hanno accompagnato nelle nostre folli idee e che ci hanno seguito passo passo, senza risparmiarsi, nella messa a terra di quello che avevamo in mente.

Il duro lavoro di quegli anni lo ricordo bene, è stato appassionante e impegnativo, pieno di sfide e ostacoli. Nell’aprile del 2013 era appena stata erogata la legge 4/2013 che faceva proprio al caso nostro (altro segno del destino?!) perché andava a regolamentare le professioni non organizzate ovvero quelle professioni nuove che ancora non erano costituite in albi o categorie.

Il percorso per creare l’associazione professionale è stato lungo e non facile, anche perché essendo una legge così recente spesso non trovava ancora interpretazione univoca neanche da parte del MISE, il Ministero dello Sviluppo Economico, che ne controlla l’applicazione. Eravamo quindi doppiamente innovatori: stavamo lavorando per l’introduzione in Italia di una nuova professione attraverso una nuova legge.

La comprensione di questa legge sta alla base del DNA della nostra associazione: la legge definisce infatti con precisione a chi è rivolta, perché esiste, e come aderire. L’associazione APOI, come tutte le associazioni professionali, secondo questa legge deve rispondere a una serie di requisiti di garanzia che ne regolano  la presenza sul mercato e la tutela del consumatore. La maggior parte delle attività della nostra associazione quindi tende a rispondere a questi obblighi di legge.

Il professional organizer che decide di fare richiesta di iscrizione deve quindi avere chiaro proprio questo assunto: le attività di APOI verso i miei membri associati e verso il mercato sono regolamentate dalla legge e controllate dal MISE.

Tra gli obiettivi primari dell’associazione professionale vi è la tutela del consumatore e del mercato. APOI è tenuta a vigilare in questo senso e ciò ricade direttamente sui membri associati che devono rispondere a delle precise regole. Tra queste c’è l’adesione al codice etico, che ogni associato deve leggere, sottoscrivere e applicare nel suo lavoro. Esiste un comitato etico- scientifico interno all’associazione che delibera nel caso in cui vi siano segnalazioni di violazione del codice etico.

Un altro esempio significativo è l’utilizzo del logo: ogni associato riceve un logo, e un attestato di qualità, con un numero univoco personale. Questo deve obbligatoriamente essere utilizzato dall’associato in ogni sua comunicazione, unitamente alla dicitura legge 4/2013, in tal modo il cliente e il mercato sono tutelati attraverso l’associazione che raccoglie eventuali lamentele o richieste di informazioni.

Le ulteriori attività a cui APOI si deve dedicare riguardano gli associati: l’associazione deve per esempio erogare dei crediti formativi, e richiedere e controllare che gli associati li maturino regolarmente. L’associato non in regola con i crediti formativi obbligatori può essere estromesso dall’Associazione.
Chi entra in associazione deve riconoscere l’importanza della formazione per diventare professional organizer e deve contare sui crediti formativi associativi solo come aggiornamento professionale e non come formazione tout court. Del resto anche in qualsiasi tradizionale albo si può accedere solo dopo un percorso di studi ben definito e, una volta membri, vengono richiesti obbligatoriamente dei crediti di aggiornamento professionale.

APOI ha a cuore la qualità e gli standard della professione, fin dall’inizio abbiamo infatti ritenuto necessario rispondere alle domande: chi è il professional organizer? cosa fa? cosa non fa? quali sono standard qualitativi a cui vogliamo puntare?

Anche in questo senso la legge dà una mano e prevede al suo interno un’ulteriore indicazione: l’associazione può collaborare all’elaborazione della normativa tecnica UNI relativa all’attività professionali, attraverso la partecipazione ai lavori degli specifici organi tecnici o inviando all’ente di normazione i propri contributi nella fase dell’inchiesta pubblica.
Proprio in base a questa norma, APOI dal 2020 ha promosso presso UNI Ente Italiano di Normazione la costituzione del percorso di normazione o prassi per la professione. Il percorso è appena iniziato e si prevede lungo e complicato, ma sicuramente potrà dare alla professione un ulteriore impulso e il riconoscimento di standard di qualità a cui il mercato si potrà riferire.

L’associato APOI quindi avrà non solo il diritto di ricevere l’attestato di qualità ma anche, una volta concluso questo percorso, la possibilità di essere normato UNI, con la relativa autorevolezza e garanzia che ne deriva nei confronti del cliente e del mercato.

 

Sabrina Toscani presidente APOI

 

 

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