“Nel cuore delle case”: un libro sulla psicologia dell’abitare.

Nel nostro lavoro di professional organizer sappiamo bene come una formazione continua sia fondamentale, ma sappiamo altrettanto bene come il confronto con altri punti di vista possa rappresentare un momento di crescita professionale e personale ancora più importante.

Credo che lavorare sull’organizzazione della persona e dei suoi spazi sia un lavoro che intreccia competenze tecniche e doti personali. Entrambi questi aspetti devono essere coltivati e messi in campo in egual misura: tecniche di decluttering e space clearing, ma anche empatia e capacità di ascolto, problem solving e ricerca di armonia e bellezza degli spazi abitati.

È con quest’ottica di una formazione a 360 gradi che ho deciso di approfondire la mia conoscenza di Donatella Caprioglio, psicoterapeuta e appassionata divulgatrice, e del suo lavoro sulla psicologia dell’abitare.

Vi invito tutti a guardare il suo intervento al TEDx di Reggio Emilia dal titolo “AbitarSi”, dove è possibile ascoltare un condensato del suo punto di vista sull’abitare e sulla casa come strumento per la conoscenza di sé e anche come vero e proprio strumento terapeutico.

Partendo dalle funzioni di accoglienza e protezione, che sono proprie di tutte le case, la dottoressa Caprioglio parla di identità personale, di bisogni primari e di spazio domestico come fotografia del nostro stato d’animo e soprattutto come strumento di cambiamento.

La mia attenzione è stata immediatamente catturata dalle sue riflessioni pratiche ed estremamente poetiche: “ripostigli che nascondono le nostre insicurezze”, “pareti che ci proteggono”, “cucine salvifiche oppure “cucine in cui non si fa davvero da mangiare” sono solo alcune delle osservazioni che propone nel suo intervento e sulle quali ho cominciato a riflettere da subito.

Queste parole mi sono risuonate immediatamente famigliari, tutto questo noi professional organizer lo sappiamo bene: chi si rivolge a noi non riconosce più la sua casa come luogo accogliente e desidera un cambiamento che però da solo non riesce a realizzare.

 

“Nel cuore delle case. Viaggio interiore tra case e spazi mentali”: il libro di Donatella Caprioglio

Incuriosita dal punto di vista della dottoressa Caprioglio, ho deciso di avventurarmi nella lettura del suo libro “Nel cuore delle case”, anche se l’idea di affrontare il testo di una psicoterapeuta mi aveva fatto temere di trovarmi davanti a nozioni troppo tecniche, magari troppo orientate all’analisi psicologica e alla definizione delle diagnosi.

Ogni mio timore si è dissolto già dalle prime righe: il libro non propone un approccio tecnico, ma piuttosto una riflessione poetica, a tratti autobiografica, sul valore dello spazio abitato. Non mancano naturalmente riflessioni di natura psicologica, ma proposte più come semplici spunti, domande aperte che l’autrice pone a se stessa e a noi.

Come professional organizer sappiamo che, negli interventi di organizzazione di un ambiente domestico, le persone ci aprono le loro case e ci accolgono in spazi fisici, ma anche nel proprio mondo interiore. Anche se il nostro lavoro è orientato alla componente pratica dell’organizzazione degli spazi, non possiamo di certo ignorare l’aspetto psicologico che la trasformazione di una casa avrà sulle persone che la abitano.

E Donatella Caprioglio nel suo libro parla proprio di questo: il legame tra casa e mondo interiore, che è la materia viva sulla quale noi professional organizer lavoriamo.

Pur affrontando alcuni casi clinici, il testo non è un manuale, quanto piuttosto un racconto personale, quasi un flusso di coscienza sull’abitare e sui suoi significati più intimi e profondi.

 

Perché leggere questo libro?

“Ma se tornare a casa è tornare a sé, quando sarà possibile prendere possesso delle nostre stanze se non abbiamo gettato le cose che ci hanno fatto star male?”

 (D. Caprioglio)

Donatella Caprioglio parla delle case che ha abitato per raccontare la sua idea dello spazio come strumento terapeutico. Lo fa attraverso racconti brevi in cui alterna la propria storia personale, alcuni casi clinici e soprattutto la descrizione di luoghi che ha visitato e conosciuto, condividendo riflessioni e domande, a volte suggerendo interpretazioni, ma anche lasciando aperti interrogativi.

Ci troviamo così immersi nella descrizione della sua casa a Venezia, di quella a Parigi e da ultimo di quella in Puglia, in un percorso di crescita personale in stretta connessione con le sue abitazioni.

Il racconto della sua presa di coscienza dell’importanza di trovare la “sua” casa si intreccia con i ricordi del proprio lavoro e anche con i ricordi di case e città di cui propone brevi e vivide descrizioni.

Ogni racconto è caratterizzato dalla sua capacità di osservare lo spazio, analizzarlo, senza però la necessità di formulare un giudizio, e credo che questo sia l’aspetto più interessante che il libro mi ha trasmesso: l’importanza di entrare in punta di piedi negli spazi altrui con lo scopo di aiutare e di scoprire qualcosa di nuovo in questo incontro, sia con la persona che ci chiama per un intervento, che con il suo personale modo di abitare lo spazio.

 

Paola Arrighi 

www.fareordine.it

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