Giornata mondiale della salute mentale

La necessità di dedicare una giornata di riflessione e sensibilizzazione a questo tema si sta rivelando purtroppo sempre più urgente: per comprendere l’attualità, la vastità e la drammaticità del problema basti dire che in Europa i disturbi mentali riguardano circa il 38,2% della popolazione e in Italia un terzo della popolazione (ovvero circa 17 milioni di persone) ne è affetto. La sola depressione nel nostro paese affligge circa 4 milioni di persone; i suicidi, ogni anno, sono circa 4000. (Dati Epa- associazione europea di psichiatria).

A livello mondiale le cose non vanno meglio: l’Oms – organizzazione mondiale della sanità (www.who.int) – calcola che almeno 450 milioni di persone soffrano di disturbi mentali, neurologici o del comportamento; e che, inoltre, la maggior parte di questi non siano correttamente diagnosticati e trattati. In alcuni casi, poi, il disagio esiste ma non raggiunge i criteri per essere diagnosticato, rimanendo in un limbo indefinito, ma ugualmente invalidante per coloro che ne soffrono.

Il mondo dei disturbi mentali è infatti estremamente vario, sia nello spettro delle sindromi che nella loro gravità: si va dallo stress correlato al lavoro e l’insonnia fino alle forme più gravi di schizofrenia.

Spesso, oltre all’ignoranza e all’incomprensione della comunità, dovute anche a una sorta di vergogna e ritrosia che subentrano quando si parla di questo tipo di malattie, sono gli stessi malati che non conoscono il loro stato, ma ne vengono comunque condizionati, con gravi ripercussioni sulla qualità di vita sia nell’ambito affettivo e familiare, che relazionale e lavorativo, con conseguente isolamento sociale e solitudine e, nei casi più gravi, mortalità.

Ultimamente, per fortuna, il vaso di Pandora è stato parzialmente aperto, grazie anche ad alcuni personaggi famosi che hanno rivelato di soffrire di questo tipo di disturbi, veicolando il giusto messaggio che non c’è nulla di cui vergognarsi nel parlare di malattie mentali e spingendo molte persone a cercare aiuto: da Catherine Zeta Jones a Mariah Carey, che soffrono di disturbo bipolare, da Jim Carrey a Owen Wilson, che hanno combattuto forme di depressione, da Elton John a Angelina Jolie, che hanno sofferto rispettivamente di bulimia e anoressia.

Oltre alla poca conoscenza dei disturbi mentali, un altro aspetto grave della questione è che, nonostante depressione, attacchi d’ansia, abuso di alcol, Alzheimer siano in crescita costante (più 60% di disturbi diagnosticati in quattro anni), i servizi pubblici sono sempre più carenti di risorse e personale. Sono gli stessi governi dunque a sottovalutare il problema, mentre dovrebbe avvenire il contrario: entro il 2020, infatti, sempre secondo le stime dell’Oms, questo tipo di disturbi sarà il secondo gruppo di malattie più diffuse dopo le malattie cardio-vascolari, con grandi ricadute sulla spesa per la sanità pubblica.

Nell’ambito del professional organizing, il disturbo mentale con cui più abbiamo a che fare è quello del disturbo d’accumulo. Fino a pochi anni fa veniva considerato come sintomo dei disturbi ossessivo-compulsivi, ma dal 2013 è stato classificato come categoria diagnostica a sé stante, nonostante spesso conviva con altri disturbi, come la depressione, l’ansia e gli stessi disturbi ossessivo-compulsivi.

La caratteristica principale di questo disturbo consiste in un’estrema difficoltà a disfarsi di qualunque oggetto, a prescindere dal valore; tale difficoltà genera stress nelle persone nel momento in cui provano a disfarsi degli oggetti e situazioni di accumulo nei loro spazi, fino al punto in cui questi non sono più utilizzabili e vivibili. A lungo andare, l’accumulo causa deterioramento nelle relazioni sociali, perdita dell’occupazione lavorativa e impossibilità di mantenere in sicurezza gli spazi privati.

Quando ci troviamo di fronte a ipotetici casi di disturbo d’accumulo, noi professional organizer dobbiamo prima di tutto consigliare il coinvolgimento di uno specialista per una corretta diagnosi; specialista che poi potrà trattare l’eventuale malato, tentando di arginare o risolvere il problema, a seconda della gravità del disturbo; mentre noi professional organizer ci dedicheremo, lavorando sempre insieme alla persona affetta dal disturbo, all’eliminazione del superfluo, nei casi più lievi, o alla messa in sicurezza degli spazi, nei casi più seri.

Se conosci qualcuno che pensi possa soffrire di questo disturbo, quindi, puoi rivolgerti a uno specialista, oppure ad un Professional Organizer specializzato nel trattare questo tipo di problemi. Richiedi informazioni scrivendo qui, ti risponderemo in breve tempo!

Alessandro Cavallin

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