AMATO VINILE!

amato vinileSe anche il vostro cuore batte a 60 bpm e gira a 33 giri comprenderete bene la cura che i vostri dischi richiedono.

Sono passati circa 20 anni da quando sono scomparsi dai negozi, intorno a metà anni 90, mentre sono circa 5 anni che si ha una sostanziale ricomparsa sul mercato, e di conseguenza nelle case.

Se sono sopravvissuti nelle vostre abitazioni per tutto questo tempo significa che rappresentano un pezzo della vostra vita a cui siete legati quasi fisicamente e a cui non siete riusciti a separarvi. O semplicemente sono rimasti lì dove sono sempre stati, accantonati tra le cose dimenticate, inutilizzate per pigrizia o poco tempo.

Oppure…stivati alla bell’e meglio in umide cantine o polverosi garage, spesso pregiudicandone irrimediabilmente l’utilizzo, conservati male ignorandone il futuro ritorno quanto il potenziale valore.

Sì perché il mercato del disco è ricco e florido, non tanto di danari quanto di scambi, e chi decidesse di disfarsene sappia che consultando l’Internet si può ottenere talvolta un discreto gruzzoletto.

Dipende certo dalle condizioni in cui versano, ecco i migliori consigli per la loro conservazione:

  • Innanzitutto la posizione, i dischi si conservano in verticale, impilati in orizzontale rischiano di deformarsi, graffiarsi e sono scomodi da prendere.
  • Sempre per evitare che si deformino come una patatina fritta vanno mantenuti lontano da fonti di calore come termosifoni, stufe, lampade alogene, televisioni, computer e non lasciati esposti alla luce diretta del sole. Questo perché il vinile è una plastica termosensibile, e rischiereste di renderne impossibile l’ascolto.
  • Scegliere posizioni mediano-basse se possibile, per evitare di salire su sedie o scale ogni volta, e per evitare che possano cadere dalle mani mentre si torna a terra.
  • Riporli su ripiani robusti, un disco pesa in media dai 200 ai 300 grammi (copertina inclusa), dunque 4 dischi pesano circa come un pacco di zucchero, meglio quindi librerie o mobili specifici piuttosto che mensole, e non sorretti da piedini di plastica.
  • Al riparo dalla polvere, anche se i più esigenti preferiscono quelli con sportelli, è bene un mobile chiuso sul fondo, in modo da limitarne l’accumulo. E’ sempre buona norma comunque pulire il disco con la spazzola antistatica prima di ascoltarlo.
  • NON spolverare il disco con carta da cucina o panni grossolani, perché oltre al rischio di graffiarlo lo si carica elettricamente, facendogli così attrarre altra polvere sulla superficie, e più sfregate più lo caricate; in pratica non lo pulirete mai e rischiate di trasferire cariche negative all’elettronica del giradischi, rovinandone i circuiti.
  • Anche l’occhio vuole la sua parte, non solo l’orecchio, altra ragione dell’ inossidabile passione per il disco è la copertina, ed è cosa buona preservarne l’integrità da graffi, aloni, e impronte con una busta di plastica trasparente. Sarà forse più brutta da vedere sullo scaffale ma sempre meglio che avere forever quell’odioso cerchio di usura su entrambi i lati del cartoncino; si può godere appieno della bellezza dell’ artwork una volta estratta dalla busta e contemplata.
  • Più è numerosa la propria collezione, più è fondamentale organizzarne l’ordine con pratici divisori: oltre ad esisterne in commercio in plastica già pronti e scrivibili (o etichettabili), si possono ricavare banalmente anche da vecchie scatole di cartone, oppure ne esistono altri in compensato sagomati al laser con già incorporate le lettere di riferimento.

Queste soluzioni sono utili anche per ordinare affollate librerie.

– i piccoli 7 pollici a 45 giri entrano bene in una scatola da scarpe, che li riparerà anche dalla polvere e potranno essere spostati o ricercati adeguatamente, a patto che non ci vengano appoggiati sopra altri oggetti.

Lontano dalle cantine, che generalmente presentano un certo grado di umidità e possono favorire la crescita di muffe, si facilmente trovano in commercio contenitori di plastica dotati di coperchio per poterli preservare in migliore maniera rispetto a scatoloni e sportine, o dai solai dove la temperatura è elevata e li “patatizza”.

What goes around comes around” dicono gli anglofoni, “tutto torna” potremmo dire noi, e il disco incarna entrambi i significati in entrambi gli idiomi, metaforicamente e realisticamente.

Un disco (specialmente oggigiorno) è un oggetto fatto per essere fruito, per appagare tutti i sensi percettivi umani [tranne il gusto], non per rimanere su uno scaffale.

Se decidete di fare space clearing e dismetterlo dalla vostra vita sappiate che ciò che non ha più valore per voi lo può realmente avere per qualcun’altro, che potreste renderlo felice fornendogli ciò che cercava, e che potreste (a seconda dei casi) anche ricevere un certo compenso monetario.

Consultando l’Internet si possono ricavare tutte le informazioni su ciò che si possiede, oltre ad esserci siti di vendita di oggetti usati molto conosciuti e dove la transazione avviene in maniera diretta con l’interessato.

Se si vuole ottenere un ricavo, il luogo principe per lo scambio sono le Fiere Del Disco, manifestazioni presenti periodicamente in numerose città. L’ ingresso costa in media intorno ai 5 euro, ed è popolata da collezionisti o da curiosi, o per chi ha pezzi di valore.

Se cercate di disfarvene celermente, al di là dei mercati delle pulci paesani, in tutti i Mercatini dell’Usato è presente un angolo dedicato al vinile, ed è sempre perlustrato da qualche appassionato; gli oggetti vengono concessi in conto vendita, lascerete una percentuale sul guadagno ai responsabili che l’avranno venduto per voi, e lascerete un’altra opportunità sia al disco che a chi lo sta cercando.

Davide Sarti
davidex.arti@libero.it

davide sarti

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